• Maria Putynska

Stare con un/una narcisista: intrecci affettivi tossici e giochi pericolosi

Aggiornato il: 10 mar 2019

Ci sono incastri relazionali che dall’esterno appaiono palesemente malsani e improbabili, alla lunga destinati al collasso, ma che grazie ad una qualche strana alchimia resistono invece nel tempo. Di qualunque natura essi siano, sessuali, amicali o sentimentali, risultano essere visibilmente sbilanciati. All'interno dei rapporti in questione si configurano chiaramente due ruoli molto diversi ma complementari. Due sono anche gli attori: un carnefice e la sua vittima. Le dinamiche perverse di queste strane coppie alimentano, in un'atmosfera francamente tossica, un'escalation senza fine. Sono proprio così le relazioni fra una persona narcisista ed una empatica. La prima, come vedremo più avanti, non vede che se stessa, mentre l'altra serve esclusivamente da strumento di appagamento. Ma i narcisisti non sono mostri, la storia di molti di loro testimonia molto frequentemente come in tempi lontani debbano aver vissuto dei sentimenti d’indegnità talmente potenti da aver procurato una ferita inguaribile, che genera nel presente un bisogno disperato di approvazione e riconoscimento. Sono gli occhi dell’altro ad alimentare un’autostima fragile. Mi viene in mente una frase letta anni fa in un libro di poesie, che mi si è impressa indelebilmente nella memoria. Diceva più o meno così: “non esiste l'odio, esiste solo l'amore deluso che è riuscito a ingoiare se stesso”.

Secondo la mitologia greca, Narciso è un bel giovane che rifiuta l'amore della ninfa Eco. Viene quindi punito e costretto a innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell'acqua. Diventa così incapace di consumare l'amore che prova e rivolge lo sguardo rapito nello specchio d'acqua, ora dopo ora. Infine viene trasformato in un fiore che porta il suo nome, il bellissimo narciso. In psicologia il termine narcisista viene adoperato per descrivere sia un fisiologico e funzionale amor proprio, sia l'egocentrismo patologico derivato da un disturbo del senso di sé. Il narcisista non ama il partner, non lo vede nemmeno perché interessato solo a quello che l'altro può dargli, sia a livello emotivo che materiale. Quello che conta è che il ruolo svolto dal partner sia funzionale al “film” della sua vita, spesso più immaginario che reale e soprattutto totalmente votato al desiderio di raggiungere successo, potere e controllo. I narcisisti non possono avere una vera relazione con un altro da sé e non sanno entrare in intimità, né con se stessi né con gli altri, fingono quindi l'amore solo per avere qualcosa in cambio.

Possiamo distinguere fra il narcisista estroverso, attratto dalla conquista, dalle sfide e dalle belle cose (persone incluse) da possedere ed esibire, e il narcisista introverso, apparentemente timido, sensibile ed emotivamente tormentato.

Il narciso estroverso sceglie generalmente un partner che ritiene inferiore, perché così riesce a gestire totalmente la relazione, svalutando l'altro o deridendolo per sentirsi più forte e sfruttandolo per proiettare su di lui ogni bruttezza del mondo o fallimento. Nella relazione, dopo una prima fase di idillio, in genere il narciso si disimpegna, abbandona il partner a una vita di solitudine e deprivazione emotiva, portando avanti una vita parallela fuori casa. Attraverso meccanismi di svalutazione, deprivazione e controllo il narcisista estroverso fagocita l’autostima del partner fino al punto da convincerlo che questi non può farcela senza di lui. Ma i narcisisti estroversi possono anche scegliere partner socialmente ambiti per poi instaurare un meccanismo basato sul desiderio di controllare l’altro, che per dimostrare il suo vero amore, deve rinnegare tutte quelle caratteristiche che da un lato lo rendono estremamente appetibile agli occhi del narcisista e dall'altro minacciano di privarlo del primato d’importanza e potere all’interno della coppia. In tal senso, l’inconscia avidità del narcisista mira a portare il partner a concentrarsi totalmente su di lui e se quella persona inizialmente è autonoma, indipendente, la sfida si presenta ancora più invitante.

I narcisisti introversi, apparentemente timidi, sensibili e tormentati, sono attratti in particolar modo da persone forti, decise e soprattutto empatiche, cui delegare ogni responsabilità. Chi è autonomo è più sfruttabile sia a livello economico che emotivo, ha poche pretese e, soprattutto, preso dal lavoro e dallo stress del sovraccarico di responsabilità nella relazione, lascia al narcisista maggiore libertà, permettendo disimpegno. In cambio, il narcisista introverso illude il partner di lasciarsi gestire e ottiene ciò che vuole attraverso condotte oppositive o passivo-aggressive (distacchi, silenzi, ricatti affettivi, negazione sessuale, chiusura emotiva). Ha bisogno di qualcuno cui appoggiarsi e cui delegare aspetti pratici della vita, che lo vizi come un bambino capriccioso ed eternamente scontento, che nulla deve in cambio. Nei casi più gravi l’ammirazione o il velato sdegno che il narcisista inizialmente prova per il partner mutano in invidia, fastidio o irritabilità ogni volta che l’altro è felice e si afferma, sia per la paura di perderlo, sia perché non è il narcisista stesso ad avere successo. A questo punto insorge nel narcisista l’inconscio desiderio compulsivo di distruggere l'altro e derubarlo della linfa vitale. Inizia quindi a svalutare il partner, a isolarlo dalla famiglia e dagli amici persuadendolo che si bastano, uniti per l'eternità contro un mondo ingiusto.



Chi è invece la preda prediletta di un narcisista? Una persona empatica. L’empatia è considerata una particolare forma di intelligenza emotiva, cioè la capacità di percepire e elaborare le emozioni altrui e di restituirle in modo sano. Questa mimesi nella mente dell’altro trova un riscontro anche a livello neurobiologico e risulta mediata dalla presenza dei neuroni specchio: grazie ad essi, l’espressione di emozioni, pensieri e sensazioni dell’altro determina l’attivazione delle medesime aree cerebrali che si innescano quando gli stessi vissuti sono sperimentati in prima persona. Non si parla però frequentemente del fatto che questa straordinaria capacità a volte matura in seguito ad un trauma affettivo. L’empatico è spesso una persona ferita, che sa mettersi nei panni degli altri perché ha dovuto imparare a farlo da piccolo, assumendosi la responsabilità della relazione e facendo da genitore ai propri genitori. L’empatia può quindi essere il risultato di una ferita abbandonica mai rimarginata e dalla quale i manipolatori affettivi traggono energia, è un taglio, un cesareo psichico, che il bambino è stato costretto a praticarsi per evitare di essere dimenticato o abbandonato. Per questo, forse, l'empatico ricerca costantemente nell’altro il tiranno psichico che conosce già: un partner relazionale abusante, immaturo, instabile, un genitore che si appoggia ai figli, che li genera per strumentalizzarli. Chi è particolarmente empatico si trova spesso ad essere sfruttato dalle persone, perché abituato al ricatto affettivo, perché ha confuso l’abuso con l’amore, perché ha imparato che se ascolta l’altro, se lo accontenta e lo sorregge, se lo ama incondizionatamente, questi poi gli darà le sue attenzioni. Purtroppo un manipolatore affettivo dispensa le sue attenzioni con estrema parsimonia, accompagnandole con spietata severità riguardo invece ai presunti obblighi morali, che quasi mai si sente in dovere di ricambiare. I narcisi non avvertono infatti la necessità di essere coerenti: sono perfetti e lo affermano anche a costo di passare sopra il partner, poco importa se si tratta di mogli, mariti o figli. I loro partner devono venerarli e obbedire, essere i figli che vorrebbero che fossero, mogli mute e sottomesse o mariti zerbini. È chiaro che all’interno della relazione, grazie alla sua capacità di accogliere i vissuti dell’altro, l’empatico finirà con l’assorbirli nel tentativo compassionevole di sollevare il narcisista dal suo peso. Visto il sovraccarico psichico cui è costantemente esposto, l'empatico rischia di soccombere, salvo il caso in cui riesca ad arginare la potenza narcisistica distruttiva mettendo dei confini ben saldi fra i propri bisogni e quelli dell’altro. Tuttavia, gli empatici fanno realmente fatica a immaginare che possano esistere persone fredde, anaffettive, aride, prive di scrupoli, figuriamoci poi se dovesse trattarsi di un genitore, un marito o una moglie che hanno scelto e che amano con tutto il cuore. Inoltre, per conquistare l'altro e mantenere la relazione il narciso si presenta spesso come un partner ideale oppure come una vittima da soccorrere. Così l'empatico impegnerà ogni sua risorsa per salvarlo e proseguirà anche quando quest'ultimo si toglierà la maschera, perché a quel punto il legame sarà già sufficientemente forte.

Col tempo si instaura fra i due partner una forma di co-dipendenza perché l'empatico non vuole rinunciare alla sua visione idealizzata dell'amore, prosegue quindi la relazione patologica con il narciso e sprofonda sempre di più in una vera e propria dipendenza affettiva. Il narciso invece non chiede l'altro, lui è già soddisfatto, una relazione di questo tipo lo appaga e gli permette di rafforzare l'immagine grandiosa di sé.

Se hai avuto una storia di abuso, sei una persona sensibile, intelligente, empatica, ma anche insicura, sei una possibile vittima di narcisismo. Cerca di ricordare che l'amore non ha il potere di curare ogni ferita. Non puoi salvare nessuno, puoi solo amarlo, ma non più di quanto ami te stesso. In ogni relazione sana deve esserci una reciprocità affettiva, altrimenti è una relazione abusante e tossica.Informati, impara come riconoscere le trappole affettive e inizia a prenderti cura di te stesso.

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