• Maria Putynska

Separarsi: e i figli?


Quando un uomo e una donna decidono di unire le loro strade, è naturale che vi sia un desiderio profondo di condividere esperienze di vita con quell'unica persona che sembra un partner adeguato, un compagno di viaggio per la vita intera, in grado di supportarci, capirci, permetterci di costruire, giorno per giorno, la relazione come progetto a lungo termine.

Può succedere, purtroppo, che ad un certo punto la coppia senta che è venuta a mancare quell'unità che era alla base della scelta di stare insieme. Non c'è più comunicazione, manca il desiderio di condividere le parti di sé, viene meno l'intimità fisica e affettiva, la coppia perde quel legame speciale che rendeva lo stare insieme un autentico piacere.

Quando dall'unione sono nati figli, i due si trovano a un bivio: stare insieme "per il bene del bambino" o separare le loro strade?

La decisione è difficile, perché si è chiamati a scegliere tra il dare spazio all'essere un uomo, una donna con i legittimi desideri di realizzare la propria felicità o rinunciarvi per continuare ad essere un "buon genitore".

È difficile portare avanti la scelta di stare insieme solo per i figli. I bambini non possono e non devono diventare il collante di una coppia che non funziona più.

Piuttosto, una crisi di coppia può essere vissuta come stimolo a reinventarsi, come una sfida al cuore e al cervello, un esercizio di riapertura del dialogo, e non come la mortificante, passiva accettazione di una vita a due spenta, segnata da rancore, incomunicabilità e rabbia repressa verso l'altro che ha deluso le nostre aspettative. Si può ripartire proprio da dove tutto è iniziato, richiamare alla mente le caratteristiche dell'altro che tempo fa trovavamo preziose, iniziare a fare insieme le cose che una volta ci davano gioia, provare ad imbastire insieme qualche progetto. Se da entrambe le parti c'è un sincero desiderio di riprovare sul serio, i figli possono rappresentare un potente stimolo a farlo con impegno e fiducia. Spesso funziona, ci si incontra, la crisi era solo temporanea e ha permesso a entrambi i partner di ritrovare parti di sé che si erano perse nella quotidianità. Si può rinegoziare il patto iniziale, riconoscendosi, entrambi, il diritto di essere cambiati, di esprimere desideri più in sintonia con quello che nel tempo siamo diventati. Non c'è sicuramente il ritorno a quello che si era all'inizio della relazione, si va sempre avanti, integrando nel cammino quelle parti di sé e dell'altro che nel tempo hanno subito un cambiamento e ritrovandosi poi riuniti nuovamente, più forti, più tolleranti per le diversità dell'altro.

Quando però alla base dello stare insieme mancano voglia e intenzione di riallacciare il legame, lo stare insieme solo per il figlio diventa una trappola pericolosa. Il conflitto di coppia a volte assume le caratteristiche di uno scontro aperto, il figlio può essere utilizzato come complice, confidente, sostituto di un partner deludente o può essere eretto a giudice, investendolo di responsabilità ed ansie che non gli competono. Inoltre, rimanendo insieme in un matrimonio spento si carica sempre il figlio di un debito inestinguibile, il bambino o il ragazzo diventa responsabile dell'infelicità dei genitori che immollano sull'altare della genitorialità la loro realizzazione affettiva. Mentre passano la loro vita a fianco di un partner che mal tollerano o magari non rispettano più, insegnano al figlio che la vita è sopportazione, rinuncia e che non si ha nessun diritto ad essere felici.

Non dimentichiamo che i figli ascoltano le nostre parole, ma quello che più conta è l'esempio che diamo loro. Possiamo fingere che il matrimonio funzioni, incontrare regolarmente gli amici di famiglia, andare in vacanza tutti insieme, sorridere sulle foto, ma se poi ci chiudiamo in bagno per mandare un messaggio all'amante o ingoiamo lacrime di rabbia per i tradimenti dell'altro, indirettamente insegniamo che l'amore è una farsa, che nella vita non si ha nessun diritto ad essere ciò che siamo, che è giusto rimanere succube di una situazione che ci logora ma che non abbiamo il coraggio di cambiare.

I danni non si vedono subito, fintanto che il figlio è piccolo, anche se avverte che sotto l'immagine della famiglia del mulino bianco ci sono insoddisfazione e infelicità coniugale, accetta senza protestare quello che i genitori gli propongono. Ma intanto osserva, memorizza, impara, spesso senza fare domande, perché percepisce chiaramente delle incongruenze, ma non ha il coraggio di chiedere. È solo più tardi, quando entrerà lui stesso nella vita adulta ed inizierà a fare esperienze affettive e scelte di vita importanti, che replicherà senza rendersene conto la matrice disfunzionale di coppia che ha appreso in casa. Per paura di amare sarà portato a ricreare a sua volta relazioni affettive fredde, distaccate o al contrario violente o imprevedibili. Il messaggio che arriva sottobanco durante l'infanzia ai figli di coppie il cui stare insieme è ridotto alla facciata è chiaro: ricurvarsi in una relazione affettiva chiusa, conflittuale, rancorosa è meglio che ritrovare se stessi e recuperare la vita; nella vita bisogna annullare la propria soggettività, l'amore è una cosa non rilevante.

Certo che non è possibile che la coppia si separi senza che i figli soffrano, ma soffrirebbero comunque e di più se si rimane insieme senza autenticità. Ai figli bisogna spiegare che non hanno nessuna colpa e che anche se le strade di mamma e papà si dividono, gli rimarranno sempre vicino per continuare ad essere i suoi genitori, che le cose nella vita succedono, anche quelle che non avevamo preventivato, ma che le si più affrontare. Bisogna avere rispetto per il dolore del figlio, permettergli di esprimerlo, ma non aspettarsi che approvi o giustifichi la nostra scelta. Dobbiamo inoltre rispettare il diritto del figlio di amare e stimare l'altro genitore e quindi mantenere per lui/lei il rispetto, e lavorare, entrambi, perché il patto genitoriale sopravviva alla storia di coppia.

È difficile poi credere che alla base dello stare insieme in una coppia che coppia non è più sia proprio il desiderio di proteggere il figlio. Quasi sempre la decisione di rimanere insieme per i figli è un alibi, non una decisione generosa permeata di un maturo senso di responsabilità. Le motivazioni reali sono infatti spesso molto meno nobili e decisamente poco presentabili: si può stare insieme nonostante la mancanza di amore per non rimanere soli, perché gelosi che l'altro si rifaccia una vita affettiva appagante, per garantirsi una stabilità economica, per paura di soffrire, per abitudine di avere accanto una persona a cui aggrapparsi e cui attribuire la responsabilità per le nostre frustrazioni o per l'incapacità di rilanciare la propria vita.

Diciamocelo, la separazione è il fallimento di un investimento importante, raramente è indolore. La vita da single con figlio è faticosa. È necessario rivalutare completamente l'immagine di sé che ci ha confortato mentre eravamo insieme al partner. Ma è un prezzo minimo da pagare per avere in cambio il diritto di rilanciare la propria vita, a ridarsi un futuro.

Quello che le coppie separate possono fare per proteggere davvero il figlio è riconoscere davanti a se stesse e davanti al figlio la situazione nella quale si trovano. Anche se non si è più insieme come coppia, il solo fatto di essere genitori crea comunque un legame esclusivo con l'ex partner: nessun'altro al mondo ama il figlio esattamente come lo amiamo noi, nessuno può gioire insieme a noi dei suoi successi, nessuno sarà mai così interessato al suo benessere. Questa è la base solida sulla quale si può costruire il progetto di genitorialità condivisa e responsabile, l'unica garanzia del benessere per i figli di genitori che non si amano più. La storia di coppia infatti può esaurirsi, se però riusciamo a vederlo non come un fallimento ma come una conseguenza naturale del cammino fatto insieme che però è giunto al termine, riusciamo anche a superare più facilmente il trauma della separazione. L'ex coniuge può nel tempo diventare un amico, un caro parente, una presenza preziosa.

Due persone che una volta erano insieme e che hanno scelto di separare le loro vite hanno un'enorme responsabilità verso i figli: con il proprio esempio devono insegnare che la vita continua anche dopo la rottura, che l'amore esiste ed è un valore, che si può e si deve combattere per la propria realizzazione personale e affettiva, che la vita non deve limitarsi al subire le situazioni che non ci rendono felici e che è importante assumersi la responsabilità per la propria vita senza scaricarla sulle spalle dei figli e senza usarli come il respiratori artificiali di una coppia morta da tempo. I figli hanno il diritto di entrare nella vita adulta pieni di fiducia nel prossimo e i genitori possono mostrare loro che la vita è degna di essere vissuta quando si ha il coraggio di cercare la propria felicità e la capacità di ricostruirla anche dopo un fallimento.

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